Il personaggio

La sorella di Zuckerberg diventa venture capitalist

Arielle Zuckerberg, 26 anni, sarà associate partner di Kleiner Perkins, società di venture capital della Silicon Valley, occupandosi di startup early stage. Un ingresso di rilievo per il fondo, accusato di aver trascurato l’ultima generazione di imprese hi-tech. E portato in tribunale da una dipendente donna per discriminazione di genere

Pubblicato il 24 Set 2015

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Arielle Zuckerberg, sorella minore del Ceo di Facebook

Il fratello ha fondato un impero online, la sorella si prepara a investire capitale di rischio in imprese che potrebbero diventare i prossimi imperi tecnologici internazionali. Arielle Zuckerberg, 26 anni, sorella minore del Ceo di Facebook, Mark Zuckerberg, sta per diventare associate partner di Kleiner Perkins Caufield & Byers, società di venture capital della Silicon Valley. La giovane si prepara insomma a intraprendere la carriera del venture capitalist.

A riferirlo è la testata tecnologica Tech Crunch, secondo la quale Arielle, ex dipendente di Google e attualmente product manager di Humin, società fornitrice di una applicazione per il management, comincerà il nuovo incarico a partire dal 19 ottobre.

Sempre secondo la rivista, Kleiner Perkins Caufield & Byers avrebbe preso con sé la Zuckerberg con l’obiettivo di inserire un elemento giovane nella sua squadra di partner e di diversificare la squadra stessa. Arielle, la minore dei quattro fratelli Zuckerberg, sarebbe nel team come “personal partner”, con lo scopo di interfacciarsi e relazionarsi con le startup early stage nella fase iniziale del loro sviluppo. Per il momento, però, la società di venture capital ha rifiutato alcun commento ufficiale.

Kleiner, una delle più prestigiose società di venture capital della Silicon Valley, ha investito, tra gli altri, in Google e Amazon quando erano ancora nella fase iniziale della loro crescita e di recente anche in Facebook. Tuttavia è stata criticata per non aver colto occasioni di investimento nella nuova generazione di startup hi-tech, puntando su società quali Twitter, Snapchat e la stessa Facebook più tardi di quanto non avessero fatto altri venture capitalist. Ulteriori investimenti, tra i quali Zynga e Quirky (che ha appena presentato richiesta di bancarotta), sono stati deludenti. Inoltre la sua fama è stata offuscata da una recente causa legale che gli è stata intentata da una ex partner, Ellen Pao, per discriminazione di genere: la signora sosteneva di non essere stata promossa a incarichi superiori in quanto donna. Alla fine l’azienda ha vinto la causa, ma il clamore suscitato è stato notevole.

Arielle Zuckerberg, nota per essere riluttante ad avvalersi del suo cognome per farsi strada, sembra molto consapevole, e anche battagliera, sul fronte delle questioni di genere e soprattutto dell’importanza della diversità: “Non so come risolvere i problemi degli uomini e penso che sia ampiamente dimostrato che gli uomini non sanno come risolvere i problemi delle donne” ha dichiarato al New York Post. “Ma non è solo una questione di parità di genere. Le aziende che non hanno dipendenti diversi tra loro sono in svantaggio rispetto alle altre”.

L’ingresso in Kleiner di una donna come Arielle – stesso Dna di un big dell’imprenditoria, giovane età e attenta a determinate tematiche – potrebbe dare maggiore lustro alla società di venture capital.

Oltre alla Zuckerberg, nel fondo sono previsti altri due nuovi arrivi in qualità di partner: Swati Mylavarapu, ex dipendente di Square, e Muzzammil Zaveri, che viene da Tencent.

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