Open innovation, che cosa fanno (e che cosa possono fare) le aziende

Per la maggioranza dei Chief Information Officer la gestione dell’innovazione digitale è la sfida prioritaria del 2016. Ma non c’è ancora un modello organizzativo prevalente per affrontarla. L’attenzione comunque cresce. Ecco come poter passare dalle parole ai fatti

Pubblicato il 15 Apr 2016

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Andrea Rangone, amministratore delegato Digital360

Di Open Innovation, a livello internazionale, si parla ormai da più di un decennio. In Italia da molto meno. Diciamo da qualche anno. Ma come viene concretamente percepito questo tema dai capi dell’ICT delle aziende italiane, dai Chief Information Officer (CIO)? Alcune risposte possono provenire da una recente ricerca che ha scattato una fotografia del vissuto aziendale di fronte alla sfida della digital transformation svolta dalla School of management del Politecnico di Milano (che ha coinvolto oltre 250 CIO).

Il primo dato emblematico sul sentiment dei manager viene dalla domanda “Quali sono le sfide organizzative più rilevanti nel corso del 2016?”. La risposta nettamente più gettonata è stata “gestire l’innovazione digitale”: più del 50% di CIO intervistati l’ha evidenziata come prioritaria, ben di più della “gestione delle architetture” (28%) o del “demand management” (27%).

Ai CIO è stato anche chiesto di indicare quali siano le fonti principali di stimolo dell’innovazione digitale: va sottolineato come vengano segnalate di importanza crescente alcune fonti inusuali nel recente passato, come i centri di ricerca universitari e, soprattutto, le startup.

Come organizzarsi per governare l’innovazione digitale? Quali modelli utilizzare? Il più gettonato (35%) è quello che prevede l’istituzione di ruoli dedicati all’interno della direzione ICT, mentre (per il momento) solo il 15% preferisce puntare su unità direzionali C-level dedicate all’innovazione e alla R&D

Entrando maggiormente nel merito di questo aspetto, la governance dell’innovazione, sono stati identificati cinque principali “soluzioni” organizzative:

1. la direzione “Innovazione” è una unità di primo livello dedicata ed indipendente, che si affianca alle altre direzioni (ICT, HR. Marketing, ecc.)
2. la direzione “Innovazione” è una unità di primo livello dedicata ed incorpora la direzione ICT
3. viene creata una unità “Innovazione” all’interno della Direzione ICT;
4. la direzione “Innovazione” è inclusa in un’altra direzione di primo livello (ad esempio, il Marketing o il Business Development)
5. non esiste una direzione “Innovazione” autonoma ma “cellule” di Innovazione sono presenti in tutte le unità organizzative dal gruppo.

È troppo presto per poter dire quale tra queste diverse opzioni sia la più efficace. Non ci sono ancora case history consolidate che permettono di valutare i risultati di ciascuna soluzione. In ogni caso tutte hanno pro e contro, che dipendono anche molto dalla specifica cultura dell’azienda, dell’organigramma complessivo e delle caratteristiche degli executive.

L’attenzione strategica all’open innovation cresce, il modello organizzativo non ancora definito. Ma per passare dalle parole ai fatti è fondamentale capire che cosa serve concretamente fare per attivare i processi interni di generazione dell’innovazione e per gestire parallelamente l’apertura verso l’esterno.

Diverse possono essere le strategie di adozione del paradigma Open Innovation, in dipendenza anche dello stato di maturità dell’azienda, dell’obiettivo che vuole perseguire e delle fasi del processo di innovazione su cui vuole intervenire. Ad esempio, se si vuole diffondere la cultura e la conoscenza dell’innovazione e dell’imprenditorialità, e al tempo stesso individuare le persone con maggiore sensibilità alla trasformazione digitale e maggiore creatività, che possano agire come pivot di innovazione all’interno dell’organizzazione, si può pensare di eseguire un assessment sulle capacità digitali, creative ed imprenditoriali dei propri dipendenti, mentre se si è alla ricerca estensiva di idee e progetti innovativi provenienti da «soggetti esterni» (startup, sviluppatori, studenti, fornitori, ecc.), è possibile farlo attraverso l’organizzazione di Call4Ideas, Call4Startups, Hackathon, Student Contest. Per una ricerca più mirata, non solo di idee e progettualità, ma anche di potenziali partner da coinvolgere in attività di co-progettazione e co-sperimentazione di prodotti o servizi innovativi, si possono avviare attività di scouting di startup. Se un’azienda vuole aprire ed aumentare le sue opzioni strategiche ed al tempo stesso osservare da vicino trend di innovazione tecnologica e segnali di cambiamento nella propria industry, può mettere in atto iniziative di Corporate Venturing oppure lanciare un proprio acceleratore o incubatore.

Il valore delle iniziative sopra riportate va al di là degli effetti immediati che possono portare: esse infatti servono per sviluppare una cultura più imprenditoriale e più aperta alle innovazioni. L’open innovation è una grande opportunità per le imprese e per la crescita del Paese. Non possiamo lasciarcela sfuggire.

Per capire meglio la sfida dell’open innovation, il Gruppo Digital360 ha lanciato una specifica iniziativa: una piattaforma che a 360° tocca tutti i temi dell’innovazione aperta. Cliccando sul riquadro a lato, è possibili visionare tutti i servizi offerti, elaborati e proposti sulla base di un approccio multi-culturale che deriva dalle diverse anime che compongono il Gruppo: media, comunicazione, advisory, incubazione.

* Andrea Rangone è Amministratore Delegato del gruppo Digital360

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