Nel panorama dell’innovazione aziendale italiana il progetto è unico: un grande player che decide di aumentare l’impegno sulle startup in partnership con un operatore di venture capital in un fondo aperto ad altre aziende. Il player è A2A, l’operatore di venture capital 360 Capital e il fondo si chiama 360 LIFE II.
A fine 2024 è stato fatto il primo closing: 140 milioni su un obiettivo di 200, con un altro investitore industriale – De Nora – e due istituzionali – CDP Venture Capital e Bpifrance. Presto potrebbero entrare nuovi partner, rafforzando la dotazione economica ma anche il valore industriale del progetto.
Come sono andati i primi tre mesi del fondo? Come funziona il modello di partnership tra una corporate e un operatore di venture capital? Cosa è cambiato rispetto al primo fondo che aveva solo A2A come anchor investor? Ne abbiamo parlato con Patrick Oungre, Chief Innovation Officer, R&D e AI di A2A, e Alessandro Zaccaria, partner di 360 Capital che gestisce 360 LIFE II con Cesare Maifredi.

La presenza di diversi soggetti industriali implica che l’interesse comune non sia solo finanziario, ma anche strategico. Stiamo lavorando per espandere la nostra rete di partner industriali
A che punto siamo con il fondo 360 Life II?
Oungre. Con il closing a 140 milioni il fondo è diventato operativo e siamo ben posizionati per raggiungere e superare il target di 200 milioni di euro. Sin dall’inizio, abbiamo posto un forte accento sulla raccolta di capitali significativi per sostenere le startup che operano in settori strategici come la transizione energetica, l’economia circolare e la sostenibilità urbana. C’è anche un altro fattore da considerare. In A2A le funzioni di Innovazione, R&D e AI sono legate in un’unica struttura: in questo modo possiamo accompagnare tutti i progetti innovativi da TRL (i Technology readiness levels, ndr.) più bassi fino al mercato.
Che cosa è stato fatto nei primi mesi di operatività?
Zaccaria. Dall’inizio del 2025 abbiamo fatto due investimenti, concentrando i nostri sforzi su progetti con un impatto significativo e duraturo. Il nostro obiettivo è quello di sostenere queste aziende non solo finanziariamente, ma anche attraverso il nostro network di contatti e la nostra esperienza nel settore.
D. Qual è il modello del fondo?
Zaccaria. Il modello si distingue per il suo approccio collaborativo e integrato. Lavoriamo a stretto contatto con A2A, che ci supporta nelle attività di due diligence e nell’implementazione delle tecnologie innovative nei loro processi operativi. Questo ci consente di valutare con precisione le opportunità di investimento e di massimizzare il valore per chi partecipa al fondo. Investiamo principalmente in startup di serie A e B, con ticket che vanno dai due ai dieci milioni di euro. Questo approccio ci permette di sostenerle nel loro percorso di crescita, offrendo non solo capitale, ma anche competenze e risorse operative per accelerarne lo sviluppo.
Chi decide su quali startup investire?
Zaccaria. 360 Capital, che resta un operatore indipendente. Con i nostri partner industriali facciamo tutto il lavoro precedente, ma per regolamento la decisione di investimento rientra nelle nostre competenze perché deve essere slegata da orientamenti “di parte” che, seppur di valore strategico per i sostenitori, potrebbero non esserlo per il fondo. Quando ci sono progetti interessanti per i partner che non hanno le potenzialità di crescita necessarie per il venture capital l’investimento non viene fatto, ma il partner può decidere di fare un POC, ad esempio. È già successo, a dimostrazione che il deal flow del fondo alla fine può comunque essere utile per l’azienda.

Il nostro modello combina la forza finanziaria di un fondo di venture capital con il know-how industriale di A2A. Le startup beneficiano non solo del capitale, ma anche dell’accesso alle risorse e alle competenze del Gruppo
D. Perché è interessante questo modello?
Zaccaria. Il nostro modello combina la forza finanziaria di un fondo di venture capital con il know-how industriale di A2A. Le startup beneficiano non solo del capitale, ma anche dell’accesso alle risorse e alle competenze del Gruppo che possono accelerare il loro percorso di crescita e aumentare le possibilità di successo. Funzioniamo come un ponte tra il mondo delle startup e quello delle grandi corporate, facilitando l’adozione di nuove tecnologie e promuovendo l’innovazione.
Che cosa è cambiato rispetto al precedente fondo? Non c’è qualche differenza fra essere investitore unico e anchor investor insieme ad altre corporate? Come si contemperano gli interessi e gli obiettivi?
Oungre. Nel passaggio dal precedente fondo a quello attuale, c’è stata una significativa evoluzione nel modo in cui gli interessi e gli obiettivi sono stati definiti e gestiti. Essendo stati promotori di questa iniziativa, abbiamo stabilito le traiettorie principali per gli investimenti, quindi chi si è unito a noi le ha sposate. Per il lancio del nuovo fondo abbiamo creato una narrativa condivisa con 360 Capital, assicurandoci di orientare gli investimenti in direzioni prestabilite. La presenza di diversi soggetti industriali implica che l’interesse comune non sia solo finanziario, ma anche strategico. Per esempio, collaborare con partner come De Nora, che ha una forte competenza in elettrolizzatori e idrogeno, ci consente di incontrare il loro know-how industriale e tecnico. Questo tipo di collaborazione va oltre il semplice investimento, creando sinergie e opportunità di cooperazione lungo la filiera. In un portafoglio diversificato, è naturale che alcune startup possano interessare più a un partner che a un altro. Tuttavia, l’obiettivo è mantenere un equilibrio tra rischi e valore estratto, assicurando un allineamento continuo tra tutti i partecipanti. Nella continuità c’è stato anche un altro cambiamento.
Quale?
Oungre. Siamo in una nuova fase del nostro percorso in cui è aumentata ad esempio la capacità di coinvolgere in modo sistematico i nostri stakeholder interni sin dalla fase di due diligence delle startup.
A2A non ha un team dedicato?
Oungre. Abbiamo costituito un team di tre persone – a cui partecipo anche io – impegnate al 100% nel fondo. Parte del loro lavoro è anche attivare i colleghi: avveniva già prima ma non in maniera così strutturata come adesso. Abbiamo codificato il modo in cui avviene l’ingaggio di chi può contribuire al processo. Chiediamo pareri anche scritti su vari argomenti e a diversi livelli: se ci serve sapere come evolverà la normativa europea in un determinato ambito, chiediamo il supporto dei colleghi che presidiano Bruxelles; se una startup si occupa del trattamento delle ceneri leggere, e non faccio questo esempio a caso, coinvolgiamo le nostre persone che si occupano del settore ambientale. C’è una crescente e trasversale partecipazione dell’azienda e credo che questo rappresenti il valore industriale di un fondo di venture capital.
A cosa serve quest’anima industriale in un fondo di venture capital che è un soggetto prettamente finanziario?
Zaccaria. È ciò che fa la differenza e determina un vantaggio competitivo per il fondo nelle diverse fasi della sua attività. Per fare investimenti su energy transition, circular economy e urban sustainability, e quindi nel deep tech, essere affiancati da esperti di settore ci aiuta nella valutazione dei target di investimento e anche delle potenzialità di mercato di un progetto o prodotto. Inoltre avere un partner industriale permette di far partire più rapidamente le attività di proof of concept, di testare tecnologie e mercato. Anche quando si arriva alla fase di investimento e magari ci sono più fondi in competizione – noi operiamo in tutta Europa – diventa un fattore distintivo e competitivo non da poco.
D. Quanti investimenti contate di fare nel 2025?
Oungre. Siamo ottimisti riguardo alle opportunità che ci attendono. Puntiamo a chiudere l’anno con almeno quattro o cinque investimenti nuovi, continuando a focalizzarci su tecnologie che supportano la transizione ecologica e la sostenibilità urbana. Ad ora abbiamo già investito nell’italiana Resilco e nella svizzera Oxyle. La prima utilizza CO₂ per trasformare i rifiuti industriali in risorse: tratta ceneri leggere e scorie bianche dell’acciaio ottenendo un materiale riutilizzabile nel comparto cementizio. La seconda ha sviluppato una tecnologia per eliminare i PFAS dalle acque di falda e industriali: sostanze chimiche inquinanti difficili da rimuovere dall’ambiente. Il nostro obiettivo è ampliare l’impatto che possiamo avere e creare valore non solo per gli investitori, ma anche per le comunità in cui operiamo. Vediamo un futuro in cui le tecnologie che sosteniamo possono contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone.
Ci saranno altri partner industriali dopo DeNora?
Oungre. Stiamo lavorando per espandere la nostra rete di partner industriali. Abbiamo già visto un grande interesse da parte di altre corporate che vogliono unirsi a noi in questo viaggio. In questo modo non solo potremo rafforzare la nostra posizione, ma anche esplorare nuove opportunità di investimento e collaborazione. Siamo determinati a continuare a puntare sull’innovazione per guidare il cambiamento nel nostro settore con un impegno costante.