Il sondaggio

Economia e sostenibilità, la PA italiana non è ancora green

Dovendo dare un voto da 1 a 10, i dipendenti pubblici assegnano 4,9 alla sostenibilità delle Pubbliche Amministrazioni: lo dice un’indagine che sarà presentata a FORUM PA 2017 a Roma dal 23 al 25 maggio. Eppure proprio Regioni e Comuni potrebbero diventare propulsori di nuovi modi di consumare e produrre

Pubblicato il 02 Mag 2017

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L’economia sostenibile non è ancora un traguardo raggiunto per la pubblica amministrazione italiana, anche se in campo normativo il nostro Paese è all’avanguardia.

Dovendo dare un voto, i dipendenti pubblici assegnano una media di 4,9 (in una scala da 1 a 10) alla sostenibilità delle Pubbliche Amministrazioni. Tra i vari enti, le Regioni ottengono il risultato migliore, ma comunque al di sotto della sufficienza, con una valutazione media di 5,3.

Questo il quadro che emerge dall’indagine di FPA “pratiche di consumo sostenibile a lavoro”, che ha interpellato un panel di circa 700 dipendenti pubblici (e 100 privati) interrogandoli su quanto siano “green” le loro organizzazioni e quanto sostenibili le proprie scelte di consumo sul luogo di lavoro. L’indagine completa sarà presentata a FORUM PA 2017 (Roma Convention Center “La Nuvola”, 23-25 maggio).

Il nuovo appuntamento del grande evento annuale giunto alla 28esima edizione è incentrato proprio sul concetto di sostenibilità e punta a dare risposte a questa domanda: quale amministrazione serve per permettere all’Italia di raggiungere entro il 2030 i 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (Sustainable Development Goals – SDGs) approvati a settembre 2015 dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite?

Forum PA, per la nuova amministrazione innovazione significa anche sostenibilità

Su www.forumpa2017.it il programma congressuale in continuo aggiornamento e le modalità di registrazione all’evento

Eppure è proprio dalla PA che potrebbe partire la “green revolution”. ll nostro Paese infatti è il primo ad aver reso obbligatorio il “Green Public Procurement” (Gpp), attraverso l’inserimento nel nuovo Codice degli Appalti (Dlgs. 50/2016). Le Pubbliche amministrazioni sono obbligate da quasi un anno ad integrare nei documenti di gara i contenuti dei Cam (criteri ambientali minimi per tipologie di prodotto o servizio). In altre parole, se una stazione appaltante manca a questo obbligo è possibile per un’azienda far ricorso al TAR. Un grande passo avanti senz’altro, un passaggio normativo forte che però da solo non garantisce la rivoluzione green dei consumi pubblici che, lo ricordiamo, equivalgono a poco meno del 17% del Pil nazionale. (Vedi anche questo articolo su Corcom).

In definitiva alle pubbliche amministrazioni il PAN Green Public Procurement (il Piano d’Azione per la sostenibilità dei consumi nel settore della Pubblica Amministrazione) assegna un ruolo strategico imponendo di includere gli appalti verdi e sostenibili nella normativa regionale e di settore, oltre che nei programmi di spesa.

Anche per questo, giudicando ancora insufficienti le politiche nel settore e rendendosi conto delle potenzialità non ancora pienamente sfruttate, i dipendenti pubblici chiedono alle loro amministrazioni un impegno concreto e deciso per la sostenibilità. “Il passaggio a un’economia sostenibile richiede un salto culturale forte – commenta Gianni Dominici, Direttore di FPA -. Da un lato è necessario dotare le pubbliche amministrazioni di competenze e strumenti adeguati, dall’altro ne va rafforzato il ruolo propulsivo e di sensibilizzazione rispetto alle scelte di consumo e produzione di cittadini e imprese, primi fra tutti i propri dipendenti. 14 occupati su 100 in Italia sono impiegati pubblici con proprie abitudini di consumo nell’attività lavorativa quotidiana. Se le amministrazioni saranno trainanti nel promuovere e incentivare i comportamenti sostenibili nei luoghi di lavoro, proprio dal settore pubblico potrà venire la ‘green revolution’”.

I primi passi del green public procurement – Secondo i dipendenti pubblici le PA italiane stanno muovendo i primi passi verso la definizione di proprie politiche di Green Public Procurement. Il 14,1% dichiara che (secondo quanto in propria conoscenza) la propria amministrazione ha già introdotto i CAM (Criteri Ambientali Minimi) nelle proprie procedure d’acquisto. Per il 12,5% l’amministrazione ha provveduto all’individuazione dei prodotti e servizi ai quali applicarli mentre sono ancora molto poche quelle che hanno formalizzato la politica degli acquisti sostenibili (9,3%) che hanno organizzato iniziative di informazione e formazione al personale sulla sostenibilità (9,3%) che provvedono al monitoraggio degli acquisti verdi effettuati (7,4%) e soprattutto quelle che hanno definito chiaramente gli obiettivi e i target da raggiungere (6,7%).

“È chiaro che questi numeri devono essere ben diversi per far sì che la “green revolution” abbia luogo nel nostro paese e sia trainata dalle Pubbliche amministrazioni – commenta Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA -. Per questo secondo il Panel dell’indagine di FPA una PA dovrebbe stabilire una propria strategia e dei propri obiettivi rispetto agli acquisti verdi”.

Il gpp come leva per lo sviluppo sostenibile – Nelle opinioni degli intervistati quella del Green Public Procurement non è tanto un’occasione per far risparmiare (individuata dal 5,5% degli intervistati), né solo uno strumento per diminuire l’impatto sull’ambiente dei consumi pubblici (34,4%), ma è soprattutto la miccia per dare impulso ad un’economia e ad una crescita sostenibile come individua oltre metà del campione.

In ragione di questo obiettivo il ruolo della PA non può essere ridotto a quello di “consumatore responsabile”, ma deve essere letto come propulsore di nuovi modi di consumare e produrre. Cosa c’è da fare? Secondo gli intervistati oltre a rispettare gli obblighi di legge, le Pubbliche Amministrazioni dovrebbero mettere in campo iniziative educative e di sensibilizzazione rispetto a tutto il personale (82,7%).

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